Notes
Notes - notes.io |
I dati relativi alle frequenze d’uso dei pronomi relativi il quale e cui seguono un trend comune a molti altri parametri. Si riscontra, infatti, un calo graduale e sistematico nei romanzi originali italiani in diacronia e, parallelamente, nei romanzi in traduzione, un calo dalla prima alla seconda fase e una ripresa nella terza. Già Cortelazzo (2010) aveva osservato una disponibilità leggermente maggiore per il pronome relativo nelle traduzioni; ciò detto, la “conservazione” di talune forme tradizionali non è https://www.langit.it/ prerogativa generale delle traduzioni tout court, ma, al contrario, differisce a seconda della fase storico-culturale su cui si concentra l’analisi.
Allargamento e analisi di un Corpus Intermodale: le parole chiave del Sottocorpus di Italiano di EPTIC_2011
Va ricordato infatti che, stando alle statistiche sull’editoria relative al 2000 (AIE 2002), la narrativa tradotta copre circa il 70% delle copie stampate dalle case editrici italiane. Tale riduzione generalizzata può essere interpretata come una preferenza per soluzioni che evitano l’uso del pronome oppure come un segnale dell’incertezza riguardo allo standard attuale del pronome di terza persona. Dai risultati si evince che gli scrittori italiani contemporanei fanno un uso più parco del congiuntivo rispetto al passato (un’occorrenza ogni quindici circa dell’indicativo contro una ogni cinque nella prima fase), come pure più contenuto è oggi il ricorso al congiuntivo da parte dei traduttori (da un congiuntivo ogni tre indicativi a uno ogni dieci). Di nuovo, i dati, se pure indicativi, possono dare un’idea della variazione nell’uso di questo modo verbale.
Se, insomma, in passato per questo parametro vi era uno scarto considerevole fra traduzioni e testi indigeni, oggi questo scarto sembra scomparso. Nella tabella qui presentata colpisce, in particolare, la struttura chiastica che assumono i dati relativi alle ultime due fasi, quando la frequenza dei pronomi diminuisce nei romanzi italiani nella medesima misura in cui aumenta nelle traduzioni. Questa specularità mostra come la complessità pronominale delle traduzioni contemporanee sia relativamente alta, attestandosi a un livello pari a quello dei romanzi italiani della seconda fase. Seguendo Even-Zohar (1990), si potrebbe ipotizzare che le traduzioni rivestano un ruolo diverso (di consolidamento, di rinnovamento o di conservazione) nel polisistema letterario italiano nei diversi periodi considerati. Obiettivo dell’analisi è identificare i tratti linguistici che costituiscono il «repertorio di riferimento», ovvero «l’aggregato di norme e forme condivise in un dato periodo» (Even-Zohar 1990) da scrittori da una parte e traduttori dall’altra, per stabilire se fra la lingua dei romanzi indigeni italiani e quella delle traduzioni di narrativa vi sia una differenza statisticamente significativa.
Numero 21 autunno 2021
La rappresentazione della traduzione ha effetti socio-politici e funziona come un dispositivo attraverso cui l’individuo immagina la sua relazione con la comunità nazionale o etnica, di questi dispositivi il contributo cerca di rendere conto, confrontandosi in modo particolare con le proposte che vengono dagli studi non soltanto euro-americani sulla traduzione. https://dev.to/trad-mondo/traduzione-di-documenti-ufficiali-chi-puo-farlo-e-quanto-costa-15bg Questo dato consentirebbe di ipotizzare – ma tale ipotesi attende la prova di dati più specifici – che in traduzione si usino più che negli originali inglesi i nomi propri, per evitare l’imbarazzo nella scelta del pronome, come già notava Parks (1997) a proposito della traduzione italiana di Women in Love di D. L’inglese usa il present tense solo con riferimento a situazioni di routine, per indicare azioni ripetute o stati continuativi, mentre ricorre al present continuous per riferirsi ad azioni singole nel presente. https://writeablog.net/world-parole/traduttore-giurato-perche-e-essenziale-per-le-traduzioni-ufficiali-di-documenti Ci si è chiesti, pertanto, se tale forma, più diffusa in inglese che in italiano, ricorresse con maggior frequenza in traduzione rispetto ai testi scritti originariamente in italiano. A livello metodologico, il primo passo è consistito nell’individuazione di parametri di tipo morfo-sintattico per condurre l’analisi testuale mediante il programma informatico WordSmith Tools. Poiché la ricerca non verteva su categorie grammaticali (l’intento, cioè, non era di quantificare aggettivi, avverbi, verbi, ecc.) ma su singole forme (ricorrenze di parole specifiche), non è stato necessario etichettare il corpus.
In questo gruppo rientrano la perifrasi progressiva e i pronomi personali, che oggi sono entrambi soggetti a fenomeni di ristandardizzazione. […] E la verità da portare in luce è proprio quella condizione di subalternità in cui si dibattono non solo gli scrittori ma tutti. Per la maggior parte dei parametri, però, è emerso che nella prima e nell’ultima fase considerata, quelle cioè interessate rispettivamente dai processi di standardizzazione e neostandardizzazione, le traduzioni si configurano come un fattore di stabilità e di ancoraggio all’italiano della tradizione letteraria. In epoca contemporanea sembra essersi verificato un ridimensionamento nell’uso di queste espressioni, forse in reazione alla contaminazione tra scritto e parlato tentata nei decenni centrali del Novecento o forse anche perché sono un po’ passate di moda. Tra i tratti linguistici esenti da interferenza perché privi di un corrispettivo isomorfo in inglese vi sono forme lessicali enfatiche come la negazione rafforzata dalla particella mica, le locuzioni avverbiali senz’altro e meno male e l’interiezione magari.
Si considerano qui una serie di usi italiani non immediatamente “suggeriti” dall’inglese, per i quali cioè non esiste un’equivalenza formale nella lingua source delle traduzioni tale da indurre il traduttore ad adoperarli. Tra i parametri qui analizzati, vi sono le forme lessicali enfatiche mica, meno male, senz’altro, magari e forme concorrenti quali indicativo e congiuntivo da una parte, passato prossimo e passato remoto dall’altra. Per avere un’ampia gamma di stili narrativi, abbiamo scelto sia romanzi di genere che testi letterari, anche se gli autori più sperimentali (come Gadda o Joyce) sono stati evitati. Tutti i romanzi scelti sono stati pubblicati da grandi case editrici e molti dei loro autori sono ben noti (Dickens, Hemingway, Agatha Christie da una parte, Pavese e Baricco dall’altra). Tuttavia, poiché questo studio non mira a stabilire se i testi in inglese hanno avuto un’influenza sulla lingua italiana, ma soltanto a rilevare l’effettivo uso di certi elementi linguistici nelle traduzioni o nei romanzi autoctoni, non sono stati presi in considerazione i dati di vendita di questi romanzi. L’analisi dei mutamenti linguistici nella lingua dei romanzi italiani autoctoni e tradotti ha consentito di delineare in questi due macrogruppi di testi l’incidenza dei processi di standardizzazione, trasgressione dello standard e ristandardizzazione che hanno interessato il sistema linguistico-letterario italiano dall’Unità a oggi.
Modalità di traduzione
In generale, dal confronto tra originali e traduzioni nelle tre fasi risulta che mediamente in traduzione si avevano periodi più brevi rispetto ai romanzi originali italiani nelle prime due fasi, mentre si è arrivati a una sostanziale uniformità (nella brevità) nella terza. Niccolò da Reggio è l'ultimo grande traduttore medievale di testi medici, attivo alla corte di Napoli tra il 1308 e il 1345. Le sue traduzioni rigidamente letterali, de verbo ad verbum, non ebbero grande diffusione, perché erano poco comprensibili ai lettori che non conoscessero il greco, e perché nell’insegnamento universitario continuarono ad essere utilizzate le traduzioni dall’arabo. In genere le traduzioni di Niccolò sono conservate in pochi manoscritti o soltanto nelle edizioni a stampa . Nella prima edizione latina di Galeno, curata da Diomede Bonardo e stampata da Filippo Pinzi a Venezia nel 1490, sono pubblicate circa quaranta traduzioni di Niccolò, quando ormai si stavano preparando nuove traduzioni umanistiche, stilisticamente vicine al latino classico, che negli anni successivi avrebbero sostituito quelle medievali.
Anche in questo caso, quindi, si riscontra che mentre nella fase centrale lo stile delle traduzioni si distaccava da quello dei romanzi autoctoni per un minor livello di formalità, nelle traduzioni contemporanee vi è un relativo recupero di un tempo verbale sempre meno usato negli originali pubblicati nella stessa fase. Ancora una volta vale la pena ricordare che alcune case editrici insistono sull’uso del passato remoto nelle traduzioni anche laddove il traduttore aveva scelto il passato prossimo. Ribadiamo che non rientra negli obiettivi del presente studio speculare sulle cause di questo cambiamento. Notiamo solo che i dati ricavati per i romanzi autoctoni sembrerebbero confermare una tendenza a una trasmissione più diretta e concisa delle informazioni, come già aveva osservato De Mauro (1999, 194) e un certo snellimento della sintassi del periodo in linea con quanto avviene nelle altre lingue europee (Santulli [2009, 167] parla di una «tendenza alla disarticolazione»). La tradizionale propensione all’amplificazione e alla complessità sintattica, che si esprime anche nella lunghezza dei periodi, non solo sembra più contenuta nei testi tradotti (come aveva già notato Cortelazzo 2010, XV), ma è oggi meno accentuata anche nei testi letterari autoctoni.
Tale riduzione generalizzata può essere interpretata https://www.tradurre.it/ come una preferenza per soluzioni che evitano l’uso del pronome oppure come un segnale dell’incertezza riguardo allo standard attuale del pronome di terza persona. Sembra, infatti, che i traduttori, e più tardi anche gli autori, abbiano spesso tentato di aggirare il problema omettendo del tutto il pronome soggetto oppure oscillando, in mancanza di un modello forte di riferimento, tra le forme lui/lei ed egli/ella, dove le prime sembrano oggi prevalere anche nella funzione di soggetto. https://anotepad.com/notes/xcw445fy Fatta questa precisazione, osserviamo che i risultati tenderebbero a confermare una progressiva riduzione del peso del congiuntivo nella narrativa in lingua italiana, tanto negli originali quanto nei romanzi in traduzione.
Quali sono allora le caratteristiche di questa particolare varietà dell’italiano, e come sono cambiate nel tempo? Si riscontrano davvero delle tendenzetraduttive “universali”, comuni a tutte le lingue in tutti i tempi, come teorizzato da Baker (1996)? I dati raccolti in questo studio smentiscono tali ipotesi universaliste e obbligano a circostanziare i testi nel sistema e nell’epoca che li ha prodotti o riprodotti. Ancora una volta negli originali italiani si osserva una discontinuità nella seconda fase; se è vero che in questo periodo si rileva un nuovo «orientamento verso una lingua “viva” e moderna a partire dal rapporto tra parlato e scrittura letteraria» (Testa 1997, 273), permangono comunque usi più formali come il passato remoto. Come è noto, in inglese i tempi verbali del passato sono organizzati diversamente rispetto all’italiano; in particolare, non vi sono distinzioni formali tra passato prossimo e passato remoto, pertanto la stessa forma verbale inglese del preterito può essere tradotta in italiano sia con il passato prossimo che con il passato remoto. Ci interessava osservare se nel tempo la scelta dei traduttori fosse caduta più sull’una o l’altra forma, anche in considerazione di un presunto cambiamento in atto nella narrativa italiana, che vedrebbe un aumento dell’uso del passato prossimo a danno del passato remoto.
Here's my website: https://writeablog.net/world-parole/traduttore-giurato-perche-e-essenziale-per-le-traduzioni-ufficiali-di-documenti
![]() |
Notes is a web-based application for online taking notes. You can take your notes and share with others people. If you like taking long notes, notes.io is designed for you. To date, over 8,000,000,000+ notes created and continuing...
With notes.io;
- * You can take a note from anywhere and any device with internet connection.
- * You can share the notes in social platforms (YouTube, Facebook, Twitter, instagram etc.).
- * You can quickly share your contents without website, blog and e-mail.
- * You don't need to create any Account to share a note. As you wish you can use quick, easy and best shortened notes with sms, websites, e-mail, or messaging services (WhatsApp, iMessage, Telegram, Signal).
- * Notes.io has fabulous infrastructure design for a short link and allows you to share the note as an easy and understandable link.
Fast: Notes.io is built for speed and performance. You can take a notes quickly and browse your archive.
Easy: Notes.io doesn’t require installation. Just write and share note!
Short: Notes.io’s url just 8 character. You’ll get shorten link of your note when you want to share. (Ex: notes.io/q )
Free: Notes.io works for 14 years and has been free since the day it was started.
You immediately create your first note and start sharing with the ones you wish. If you want to contact us, you can use the following communication channels;
Email: [email protected]
Twitter: http://twitter.com/notesio
Instagram: http://instagram.com/notes.io
Facebook: http://facebook.com/notesio
Regards;
Notes.io Team
